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Parlare di comunicazione per le società quotate evoca, come prima associazione di idee, un processo standard, vincolato da regole precise e con pochi slanci creativi o innovativi.

Non si può negare che sia, in gran parte, così: le regole esistono e vanno rispettate, tanto più quando – come nel caso specifico – sotto i riflettori si trova una realtà per la quale ogni singolo fatto ha un impatto sensibile su una vasta platea di stakeholder e genera, di conseguenza, una cassa di risonanza dalla quale non può prescindere.

Allargare l’orizzonte

C’è, però, molto di più. Comunicare una società quotata, infatti, non può e non deve essere solo una questione di “numeri”Twitter e appuntamenti obbligatori: deve essere, al contrario, un filo continuo, ricco di nuovi capitoli che contribuiscono, tutti insieme, a raccontare una storia unica e speciale e a renderla più vicina anche ai grandi pubblici, solitamente distanti dalle logiche dei mercati azionari.

 

Una buona comunicazione finanziaria – espressione naturale dello status di azienda quotata – non deve rimanere, quindi, un percorso isolato e fine a se stesso ma deve essere accompagnato da una altrettanto solida attività di comunicazione istituzionale, per valorizzare tutti quegli aspetti aziendali che i soli indicatori numerici o i fatti sensibili non sono in grado di trasmettere da soli.

 

Servono, quindi, le storie giuste per tessere il racconto; e serve, soprattutto, la capacità di andare a ricercarle, scovarle ed inventarle continuamente nel mare magno di attività che una realtà quotata – media o grande che sia – è in grado di offrire più o meno spontaneamente.

La sfida del rinnovamento

È in questo esercizio di progressiva creazione di idee e nuovi spunti che consiste la vera sfida con la quale confrontarsi per rinnovare la comunicazione delle aziende quotateTwitter , e nel quale può emergere quella creatività che, di primo acchito, non si penserebbe di poter esprimere.

Fortunatamente, per uscirne vincenti – o, per lo meno, sopravviventi – le leve da sfruttare sono molte.

Un peso di primo piano continua ad essere giocato dai media tradizionali: stampa, radio e TV generaliste possono offrire occasioni di visibilità “impensata” a portata di tutti.

In questo senso, spunti di intervento possono essere trovati anche in realtà quotate cosiddette B2B (business-to-business) che però, a ben guadare, svolgono attività con impatti concreti nella vita di tutti i giorni, in grado di sollecitare l’attenzione anche di un settimanale famigliare o di un programma radiofonico divulgativo, scatenando – nel pubblico – la classica reazione: “Non avrei mai pensato che….”.

E poi, i social network, che si rivelano alleati preziosi di questa evoluzione grazie alle modalità innovative di pubblicazione dei contenuti che permettono di sperimentare.

Da un lato, infatti, divulgare anche momenti-chiave della natura di quotate – come la pubblicazione dei dati di bilancio, ad esempio – su canali social in target attraverso metodi “freschi” quali video, infografiche o animazioni può senza dubbio contribuire a consolidare l’ingaggio con il primo pubblico di riferimento, rinnovando e posizionando l’interazione come maggiormente coinvolgente ed immediata.

Dall’altro, avviare – all’interno della strategia di comunicazione delle aziende quotate – una presenza su canali social rivolti anche ai grandi pubblici, per postare contenuti che diano evidenza delle attività e della storia industriale, permette di avvicinare le società quotate in maniera diretta ad un auditorio molto più vasto di quello tradizionalmente di riferimento, uscendo dai propri confini e rendendosi più concrete.

Migliorare si può… e si deve

Rinnovare, quindi, è sempre possibile, anche nell’ambito di uno stile di comunicazione rigido quale può essere quello di una azienda quotata. Basta solo guardare un po’ oltre il vincolo obbligatorio e saper dosare sapientemente i vari versanti, per creare il giusto equilibrio tra i fronti.

Una partita aperta, che si può giocare in qualsiasi momento, dove il risultato finale è ancora tutto da decidere.

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