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Nell’era della post-verità e del confine, a volte labile, tra informazione e disinformazione, scende in campo – a sorpresa – un nuovo “cavaliere bianco”: Facebook.Twitter

È di poche settimane fa, infatti, la notizia che il social network più diffuso al mondo sia pronto a lanciare uno specifico programma (il Facebook Journalism Project) per difendere – con il supporto di grandi gruppi editoriali – la corretta informazione, ristabilendone l’autorità e la credibilità.

Si apre una nuova era per Menlo Park, dunque? Al momento, va detto, il progetto giornalismo di Facebook è poco più che un buon intendimento, ma già in questa fase embrionale si aprono alcune interessanti considerazioni.

Nuove opportunità in arrivo?

In primis, l’iniziativa segna – almeno stando all’architettura – l’avvio di un’effettiva collaborazione tra il social network ed i grandi gruppi editoriali (tra i primi ad aderire al progetto, Washington Post, Fox News e BuzzFeed).

Una sinergia che aiuterà, da un lato, Facebook a coprire la lacuna della creazione spontanea di contenuti consentendo, dall’altro, l’ingresso del mondo editoriale tradizionale in nuovi mercati ad alto potenziale – con relative nuove forme di monetizzazione e monitoraggio delle performance – ampliandone esponenzialmente il bacino di audience e di ricavo economico.

Nella sua dichiarazione di intenti, infatti, Facebook Journalism Project prevede di sviluppare un inteso programma di alfabetizzazione dell’informazione all’interno del quale la piattaforma creata da Mark Zuckerberg ed i protagonisti dell’editoria promuoveranno, insieme, nuovi prodotti, strumenti e mezzi per rendere l’informazione un ecosistema “sano” e credibile, sotto l’egida di un costante controllo della veridicità.

Tra questi, nuovi format di storytelling – ad integrazione delle opportunità già offerte dalle funzionalità Live, 360° ed Instant Article – un’attenta considerazione dell’informazione locale, che il social network ritiene vero fulcro di aggregazione per le community, e la possibilità, per gli editori, di offrire pacchetti di informazione ad hoc ai lettori più assidui, rinsaldandone l’affiliazione.

Ma non è finita qui: Facebook, infatti, prevede di “salire in cattedra”, sviluppando un programma educativo in e-learning per permettere a giornalisti ed editori una formazione puntuale su tutti gli strumenti messi a disposizione da Menlo Park, con tanto di percorso di certificazione per i partecipanti.

Cosa aspettarsi dal futuro

E’ ancora presto per lanciarsi in previsioni più o meno attendibili su quale sarà l’effettivo sviluppo di Facebook Journalism Project e se, tra gli altri, arriverà a toccare anche il nostro Paese.

Allo stesso tempo, però, non ci si può esimere dal monitorare attentamente questa iniziativa nel suo evolversi e dal riflettere sul suo significato e sulle prospettive che può aprire.

A tutti gli effetti, infatti, il progetto – per come ci è stato presentato – segna una svolta nella vita del social network nato dall’intraprendenza di un ex studente di Harvard: da contenitore di informazione a promotore di informazione, con mezzi, modalità, strumenti, principi guida e caratteristiche proprie che, nel tempo, contribuiranno a definirne l’identità.

Un nuovo protagonista, insomma, pronto ad entrare in gara “alla pari” con i grandi detentori del saper fare informazione, ma con quella freschezza ed immediatezza in più che ne hanno determinato, fino ad oggi, il successo e la prontezza d’azione.

Ci abitueremo, quindi, a ripensare a Facebook non solo come canale delle nostre strategie di comunicazione bensì come nuovo media targetTwitter , alla stregua dei grandi quotidiani o magazine?

Una risposta, per ora, non c’è; ma iniziare a strizzare un occhio ancora più attento al social network dall’icona blu, senza pregiudizi, non è – forse – un esercizio così poi prematuro da fare…

 

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