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Nel mondo digitale, la battaglia tra Usa ed Europa si fa sempre più aspra e agguerrita, ma soprattutto confusa e vede come protagonista l’organismo per la tutela dei mercati economici, un ente percepito in maniera diversa a seconda della costa a cui si fa riferimento.

La multa a Google

La multa inflitta recentemente a Google, 2,42 miliardi di euro, è la più pesante nella storia dell’authority UE, arrivata dopo 7 anni di indagini dove alla fine il motore di ricerca più famoso al mondo è stato condannato per aver approfittato della sua posizione dominante nel web con l’obiettivo (pare) di avvantaggiare il proprio servizio di Shopping, mettendolo nella prima pagina dei risultati e penalizzando i competitors.

Il caso Google mette in evidenza come, la battaglia dell’antitrust sia molto più complessa e confusa nel mondo. Come è possibile che io possa essere parte lesa nel momento in cui mi viene offerto un servizio gratuito che mi mostra reviews di utenti dello stesso servizio ma non quello di altri utenti di altrettanti servizi gratuiti?

Come ha prontamente risposto il New Yorker “It would be hard to explain to Teddy Roosevelt that someone receiving something for free is being harmed because of a lack of other (free) options”.

Lo stesso giornale ha poi continuato marcando la differenza tra Stati Uniti ed Europa “American law is concerned more with ensuring competition while E.U. law is more concerned more with protecting competitors”

Soprattutto se poi si scopre che dietro la decisione dell’Unione Europea ci sono grandi aziende USA come Trip Advisor, Yelp, Oracle e Microsoft che con le regole dell’antitrust americano non sono riuscite ad attaccare Big G.

Rule of reason tra USA ed Europa

Gli USA sono stati i primi che già nel 1890 hanno cominciato ad avere una legge sull’antitrust, Sherman Act, che ha funzionato da solida base per il trattato di Roma del 1957, la prima forma europea di Antitrust. Da quei momenti la strada percorsa è stata tanta, con molta flessibilità nell’applicazione delle regole da parte degli USA e molta rigidità da parte dell’Unione, come dimostra anche la risoluzione del celebre caso Leegin nel 2007, in cui la Corte Suprema americana ha dato una ventata d’aria fresca alla giurisprudenza, abolendo il prezzo minimo imposto.

La Leegin Creative Leather Products, Inc., è produttore e distributor di accessori per donna, è uno di quei business che fanno parte del settore brick&mortar, ma che succede se ad essere al centro dell’attenzione mediatica sono le aziende digitali?

Con l’assenza della rule of reason in Europa, quella regola che impone all’America di pensare anche all’utilità dell’azione stessa, come può essere regolato il mercato digitale? Inconcepibile essere accusati “abuso di posizione dominante” per un qualcuno che applica la rule of reason ad ogni caso giuridicamente rilevante. Insomma, c’è davvero un oceano che separa le due culture e di nuovo l’Europa si trova al centro delle polemiche, accusata di anti-americanismo.

Non è la prima multa data dall’Unione alle grandi imprese USA, e proprio l’anno scorso Margrethe Vestager aveva imposto ad Apple il versamento di 13 miliardi di euro in tasse all’Irlanda, danneggiata dalla loro evasione. Prima ancora c’è stata Microsoft ed Intel e, da poco, anche Facebook è stata colpita dal ciclone multe, con un pagamento di 110 milioni in seguito all’acquisizione di Whatsapp.

Apple, Microsoft, Facebook, Google nel mirino della UE, come Volkswagen e recentemente anche Fiat nel mirino degli USA. Una guerra a colpi di multe che non accenna a fermarsi, soprattutto pensando che, se già era difficile capire certe cose per T. Roosevelt, per il Tycoon non sarà certo un’operazione più semplice.

2 Responses to USA vs. UE: battaglia a colpi di antitrust

  1. Amelia Gentile ha detto:

    Se ancora non avevamo capito…ora è tutto chiaro Complimenti per la logica! Bell’articolo! Brava!

    • Giulia Baroni Giulia Baroni ha detto:

      Ciao Amelia, grazie per l’interesse. Un argomento di attualità che ci rende tutti molto curiosi e che influisce nella nostra vita quotidiana come lo stesso Google, diventato parte del nostro vocabolario e delle nostre azioni quotidiane.

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