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Che i video siano da alcuni anni tra i contenuti più popolari sui social network è ormai incontestabile, un’evidenza ben nota anche all’utente più distratto e non solo agli addetti ai lavori. Pochi format, nel mutevole panorama del web, in cui i trend spesso nascono e muoiono nel giro di poco tempo, sono riusciti a restare sulla cresta dell’onda così a lungo. E il 2019 non fa eccezione, anzi: la social app più scaricata del momento è la cinese TikTok, basata proprio sulla condivisione di brevi video, alla stregua delle Instagram Stories. Sono molte le ricerche che, del resto, certificano la tendenza. Una, recentissima, condotta su oltre 94.000 pagine Facebook, snocciola numeri che parlano chiaro: in media un video genera il 258% di engagement in più rispetto a un link, e il 65% in più rispetto alle immagini.

Semmai, la novità è che il formato video sui social si sta orientando sempre di più verso la dimensione live: dopo Youtube, Facebook, Instagram (tramite le Stories), presto i video in diretta sbarcheranno anche su LinkedIn, il social network professionale per eccellenza.

Perché il video funziona

Ma quali sono i motivi di tanto duraturo successo? Eccone alcuni:

  1. Un video, almeno in linea di principio, favorisce un maggiore coinvolgimento emotivo rispetto a un’immagine statica e ancor di più a un testo.
  2. La forza delle immagini in movimento, inoltre, spesso permette di superare l’ostacolo della lingua, per cui non è raro per un utente apprezzare un filmato girato in un contesto linguistico e culturale anche molto diverso da quello di appartenenza.
  3. Il video – soprattutto se girato in diretta – aiuta infine a conferire autenticità al racconto.

Tutti vantaggi, a ben guardare, che ricalcano quelli che a suo tempo hanno permesso alla televisione di imporsi su mezzi basati sulla parola, scritta o parlata, come la stampa e la radio. Con la differenza, però, che Internet, e in particolare i social network, danno la possibilità a chiunque – singoli e, nel caso che più ci riguarda, aziende – di creare facilmente contenuti, diffonderli e promuoverli.

Usare i video nella comunicazione corporate

Cerchiamo allora di capire in che modo si possono sfruttare efficacemente i video nella comunicazione aziendale, con l’aiuto di alcuni esempi.

  • Contenuti dinamici. La videografica è una soluzione relativamente semplice da adottare, dal punto di vista tecnico: offre, dunque, buoni risultati con poco sforzo. Quando può tornare utile a un’azienda? I canali social del Gruppo Unipol ci offrono un duplice esempio nel campo delle investor relations: una videografica volta a valorizzare la diffusione dei risultati finanziari, e una che rilancia le dichiarazioni del Ceo. Si tratta di soluzioni sicuramente più interessanti rispetto alla semplice riproposizione testuale del comunicato stampa.
  • Parola al leader. Se la videografica è sostanzialmente un espediente per rendere dinamico un testo, il videomessaggio sfrutta appieno il formato, attribuendo una voce e un volto all’azienda, ad esempio quelli del presidente o dell’amministratore delegato. Come ha fatto qualche mese fa Walmart, in occasione dei risultati trimestrali (un bell’esempio di comunicazione corporate dal taglio informale, peraltro).
  • L’intervista. È un format collaudato, che però lascia ancora spazio a sperimentazioni. Lo ha dimostrato Generali nell’ambito della campagna di comunicazione Strategy Voice legata alla presentazione del piano industriale: qui sono i dipendenti a intervistare il top management.
  • Voce ai dipendenti. Una delle più apprezzate modalità di storytelling aziendale è quella affidata al testimonial interno, il quale piace perché ritenuto più autentico e coerente con i valori del brand rispetto a un influencer esterno. Per questo motivo è una buona soluzione dar voce ai propri dipendenti, ad esempio in ottica di talent acquisition, come fa ad esempio Ariston Thermo Group con i suoi giovani talenti.
  • L’impegno aziendale. La CSR è sicuramente un altro ambito in cui l’azienda può sfruttare il potere emotivo e coinvolgente del video per raccontare il proprio impegno sociale. Tra i molti esempi è utile citare questo recente post di Unilever su LinkedIn, dedicato all’impegno per promuovere le buone pratiche di igiene quotidiana fra i bambini di Timor Est, uno degli Stati meno sviluppati dell’Asia. Un video che spicca, a prova di quanto appena detto, anche perché il racconto è affidato a un testimonial interno in veste di ambassador, anziché a un’impersonale voce fuori campo.
  • Spazio agli eventi. Gli eventi aziendali, o quelli cui il brand partecipa, sono un’altra occasione da non trascurare nella propria strategia video di comunicazione corporate. Occorre innanzitutto incuriosire il pubblico: Eni, ad esempio, ha pubblicizzato così il proprio spazio all’interno della Rome Maker Faire, veicolando contestualmente il proprio impegno per l’economia circolare. Quindi, se possibile, condividere in diretta l’evento con i propri follower. Fra i tanti, questo è un recente esempio di Enel, che su Facebook trasmette live gli appuntamenti di Enel Focus On, l’iniziativa itinerante dedicata all’innovazione digitale.

Le regole d’oro

Questa esemplificativa serie di best case ci ha ricordato quanto sia efficace l’uso dei video nella comunicazione corporate. Prima di precipitarsi a tempestare di video i propri follower sui canali social, però, è utile che le aziende tengano conto di alcune buone regole affinché una strategia sia davvero efficace.

  • Pianificare, sempre. Una strategia di contenuti video deve essere concepita e progettata con sufficiente anticipo: difficilmente gli utenti apprezzeranno contenuti approssimativi e improvvisati.
  • Puntare sulla qualità. Meglio postare pochi video creativi e accattivanti, piuttosto che pubblicarne tanti, ma banali, al solo scopo di cavalcare il successo del format.
  • Essere originali e creativi. È sempre una buona regola cercare un’angolatura nuova e insolita da cui raccontare le proprie storie. Sperimentare nuovi formati può rivelarsi molto interessante (recentemente su questo blog abbiamo parlato delle opportunità offerte dalle Stories). Ma anche la rivisitazione di formati classici può incuriosire il pubblico ed emergere dall’enorme mole di contenuti che ogni giorno circolano sul web. Chi pensa che la comunicazione istituzionale di un’azienda debba necessariamente essere austera e incolore, probabilmente cambierà idea guardando il celebrato spot “It’s in your hands” di Huawei sull’uso responsabile della tecnologia, o la sorprendente campagna “Balance the equation” con cui General Electric si impegnava ad accrescere la presenza femminile nei ruoli scientifici.
  • Tagliare corto. La fruizione dei contenuti sui social avviene sempre più in modalità mobile e in contesti che minano la già bassa soglia di attenzione dell’utente (per strada, in metropolitana, sul tram, ecc). Un video, quindi, per essere efficace dovrebbe essere breve, e conquistare lo spettatore nei primi secondi. Ciò non toglie che su canali dedicati, come YouTube, si possano caricare contenuti più lunghi e approfonditi.
  • Andare live. “Diretta” spesso fa rima con “autenticità”, un valore che oggi sempre più persone si aspettano dal racconto dei brand. Inoltre, come abbiamo già segnalato, la diretta sembra essere la direzione intrapresa dal video marketing. Novità in arrivo come LinkedIn Live supportano questa tesi. È quindi una buona idea coprire dal vivo eventi, conferenze, premiazioni, iniziative sui propri canali social.

In conclusione, possiamo quindi affermare che una strategia di comunicazione corporate può trovare nei video un’efficace arma in più per coinvolgere gli utenti, attrarne di nuovi, valorizzare la mission aziendale e in definitiva migliorarne la reputazione online.

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